Assegnare alle emozioni un’etichetta rigidamente positiva o negativa comporta una grande perdita di informazioni sull’esperienza della persona. Ogni emozione, infatti, svolge una funzione fondamentale per il nostro organismo: comunica lo stato dei nostri bisogni e desideri e regola il nostro comportamento in senso adattivo ed evolutivo. Talvolta, rispondendo a dei bisogni di sopravvivenza che affondano le radici nelle parti più antiche del nostro cervello.
L’amigdala, centro nevralgico dell’elaborazione emotiva, è una delle strutture più antiche del nostro sistema cerebrale. Fin dalla nascita è pronta ad incanalare emotivamente le esperienze del bambino, senza necessitare la coordinazione del linguaggio e delle funzioni esecutive, il cui sviluppo avviene in fasi successive. Le emozioni, dunque, precedono la parola: sono il primo modo attraverso cui entriamo in contatto con l’altro e il mondo.
Veniamo ora alla rabbia, la cui funzione principale è quella di difendere il nostro Io. La rabbia rappresenta la nostra umana reazione a un limite (interno o esterno). Risponde a una situazione che, generalmente, impedisce il raggiungimento di un obiettivo o il soddisfacimento di un bisogno. In questo senso, protegge l’integrità più autentica dell’Io attraverso l’affermazione di sé.
Nelle relazioni, la rabbia svolge spesso un ruolo essenziale:
• definisce i confini tra sé e l’altro
• chiarisce l’identità e i sentimenti di chi la prova
• segnala la presenza di un problema
L’esperienza emotiva è al tempo stesso universale e profondamente personale. Ogni emozione rappresenta un’esperienza di contatto e apertura tra una singola interiorità e il mondo esterno.
La condivisione e la comprensione empatica permettono di incontrarsi, pur rimanendo nell’unicità che caratterizza ciascuno nel vivere e manifestare le emozioni, rabbia compresa.
Il modo in cui una persona vive ed esprime la rabbia dipende dall’immagine di sé che ha costruito nel tempo. Su questa incidono le regole implicite apprese all’interno del sistema familiare e le norme sociali rispetto all’espressione delle emozioni.
“Tutti a dire della rabbia del fiume in piena e nessuno della violenza degli argini che la costringono”
Bertolt Brecht
La rabbia è un’emozione innata. Agisce laddove le parole non riescono ancora a formarsi, dando voce a qualcosa che altrimenti rimarrebbe inesprimibile.
È una reazione immediata a una fonte di frustrazione ed è distinta da sentimenti più duraturi come il disprezzo, l’odio o il risentimento.
È fondamentale distinguere tra rabbia e aggressività.
La rabbia non coincide con l’aggressività:
• un’azione può essere carica di rabbia senza essere aggressiva
• un comportamento aggressivo può non derivare direttamente dalla rabbia
Le manifestazioni della rabbia sono influenzate dall’immagine di sé e sono strettamente connesse ai sistemi di regolazione emotiva e dello stress. L’emozione in sé, tuttavia, rappresenta una componente istintiva che sostiene il nostro bisogno di affermazione e riconoscimento nel mondo.
Alla luce dei significati profondi e autenticamente umani che la rabbia comunica, negarne l’esistenza comporta inevitabilmente una perdita di informazioni rispetto alla propria esperienza.
Negando la rabbia che si prova, neghiamo una parte del nostro sé legata alla sopravvivenza e all’autoaffermazione. Viceversa, porre dei sani limiti alla sua espressione, accettando e accogliendo l’emozione in quanto tale, permette di riconoscere quella parte di noi che chiede cambiamento, tutela e definizione dei confini.
La nostra rabbia, come accennato, parla sempre di qualcos’altro. Rappresenta un segnale rispetto ad altre emozioni, ai nostri bisogni e alle nostre aspettative. In questo senso, lo spazio terapeutico può diventare un luogo in cui le emozioni da qualcosa da controllare possono divenire soglia attraverso cui ci si apre a sé stessi e all’altro.
Accogliere la rabbia, comprenderne il messaggio che porta e integrarla in modo consapevole significa trasformala da forza distruttiva temuta a risorsa evolutiva.
BIBLIOGRAFIA
Borgna, E. (1999) Noi siamo un colloquio, Milano, Feltrinelli, 1999.
Borgna, E. (2001) L’arcipelago delle emozioni, Milano, Feltrinelli, 2001.
Fontò, G., Greggio, G. L., Maioli, M., Dazzi, A., (2010) Lo sguardo fenomenologico in Psicoterapia, Milano, Imago, 2010.
Rogers, C. R. (1980) A Way of Being, Houghton Mifflin Company, Boston. Trad. it. Un modo di essere, Martinelli, Firenze, 1983.
Sartori, S. (2011) Psicoterapia e narrazione, Da Persona a Persona, Rivista di studi Rogersiani, Giugno, pp 365-378, Roma, 2011.
Sartori, S. (2015) Fenomenologia dell’incontro, Da Persona a Persona, Rivista di studi Rogersiani, Maggio, pp 153-165, Roma, 2015.

